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Reziario
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Il mwdqreziario (lat. mwdgretiarius, pl. mwdwretiarii, letteralmente "l'uomo con la rete" o "il combattente con la rete"), era una delle mweaclassi gladiatorie dell'mweqantica Roma; combatteva con un equipaggiamento simile a quello utilizzato dai pescatori, una rete munita di pesi per avvolgere l'avversario, un mwegtridente (la mwewfuscina) ed un mwfapugnale (il mwfqmwfgpugio). Lottava con un'mwfwarmatura leggera, proteggendosi il braccio con una mwgamwgqlorica manica e la spalla con un parabraccio (il mwggmwgwgalerus) e indossava un indumento di lino (il mwhamwhqsubligaculum), un mwhgsospensorio fissato alla vita mediante un ampio cinturone (il mwhwmwiabalteus). Non portava alcuna protezione alla testa, né mwiqcalzature.
Il reziario apparve per la prima volta nell'mwiwarena nel mwjaI secolocite-ref-nameedm-1-0[1] e divenne in seguito un'attrazione abituale dei mwkqgiochi gladiatoriicite-ref-namejunk51-2-0[2]. Nell'arena si confrontava di solito con il mwlgmwlwsecutorcite-ref-meijer-74-3-0[3], un mwnagladiatore pesantemente armato. Agile e veloce, il reziario adottava uno stile di combattimento elusivo, tendente a sfuggire agli attacchi dell'avversario, ma pronto in realtà a cogliere ogni opportunità di colpire. Questa tattica, detestata dagli spettatori, che consideravano più nobile lo scambio diretto di colpicite-ref-namebaker5556-4-0[4], unita a una percezione di mwoqeffeminatezza trasmessa dalla sua figura quasi nudacite-ref-namebraund-5-0[5], lo collocavano ad un livello basso e disonorato della gerarchia gladiatoria. D'altra parte, il fatto che gli spettatori potessero osservare i volti di questi lottatori portò gradualmente a umanizzarli e accrescerne la popolaritàcite-ref-namezoll119-6-0[6], tanto che il reziario divenne il tipo di gladiatore più famosocite-ref-nameconn-7-0[7]. In effetti, nell'mwrgarte romana e nei mwrwgraffiti venuti alla luce si ritrovano riferimenti comprovanti che, al contrario di quanto si sa da altre fonti informative, questi gladiatori finirono per godere di buona reputazione, sia come combattenticite-ref-namefutr152-8-0[8] che come amanticite-ref-namevaro53-9-0[9].
Contents
• Le armi
• Note
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La storia
La comparsa e la diffusione del reziario
Fino al mwxgI secolo non ci sono testimonianze né dati, nell'arte e nella mwxwletteratura romana, della presenza in un'mwyaarena del reziariocite-ref-nameedm-1-1[1]; ad esempio, questo tipo di gladiatore non compare nei rilievi con motivi gladiatorii, provenienti da mwzqPompei e da mwzgTeate, che risalgono al I secolocite-ref-namejunk61-11-0[11], sebbene vi siano testimonianze della loro esistenza nei graffiti e nei vari mwawmanufatti della stessa epoca rinvenuti tra le rovine di Pompeicite-ref-namejaco-12-0[12].
L'aspetto del reziario richiamava in modo evidente quello di un pescatore, del quale riprendeva anche l'armamento e la tecnica di combattimentocite-ref-paolucci35-15-0[15]. Il suo confronto più abituale era quello contro il mwggsecutor (l'inseguitore)cite-ref-meijer-74-3-1[3], un gladiatore pesantemente armato e quindi dalla mobilità assai limitata; i combattimenti tra reziari e mwhwsecutores si diffusero, presumibilmente nella seconda metà del I secolocite-ref-16[16], parallelamente al diffondersi di queste due classi gladiatoriecite-ref-17[17] e degli spettacoli, i mwkamwkqmuneracite-ref-18[18], divenendone un'attrazione abitualecite-ref-namejunk51-2-1[2] fino alla loro progressiva scomparsacite-ref-namemeijer169-19-0[19]. Il loro confronto finì per costituire, al pari di quello tra mwngmirmillone e mwnwtrace, una delle contrapposizioni classiche dei mwoamuneracite-ref-20[20], nelle quali il combattimento tra gladiatori diversamente armati veniva bilanciato dotando il gladiatore che disponeva di maggiori possibilità di offesa di minori capacità difensivecite-ref-21[21].
Per quanto riguarda la mwqgsimbologia, il reziario rappresentava l'acqua in continuo movimento che si confrontava col fuoco del mwqwsecutor, più statico, ma dotato della forza irresistibile della fiammacite-ref-22[22]. Il loro confronto simboleggiava anche quello tra l'uomo e la naturacite-ref-nameduncan-23-0[23] (in questo caso quello tra il pescatore e la sua preda), dato che il reziario, dalle sembianze di un pescatore, combatteva contro il mwtasecutor il cui mwtqelmo chiuso, liscio e privo di visiera assomigliava alla testa di un mwtgpesce. Già in precedenza i mirmilloni portavano raffigurata sopra l'elmo l'immagine di un pesce (la mwtwmurma)cite-ref-24[24]; i mwvasecutores, con la loro armatura squamata, ne furono un'evoluzionecite-ref-25[25].
Un altro tipo di gladiatore, il mwwgmwwwlaquearius, era molto simile al reziario, ma combatteva con un mwxalazo, il mwxqlaqueus, al posto della retecite-ref-26[26].
Il basso rango del reziario
I gladiatori dell'antica Roma si potevano classificare in base al tipo di armamento che indossavano, che ricalcava il modello dei soldati di mwzqfanteriacite-ref-27[27]. Quasi tutte le categorie dei gladiatori si rifacevano ai mw0gmilitari armati dei rispettivi eserciti ma il reziario, che usava una rete ed un tridentecite-ref-meijer-74-3-2[3] e richiamava con la sua immagine mw1wNettunocite-ref-28[28], dio del mw3amare, costituiva un'eccezione a questa regolacite-ref-namejunk59-29-0[29], così come le mw4qnaumachie, le uniche battaglie gladiatorie che si svolgevano in un contesto acquatico, rappresentavano un'eccezione nell'ambito dei mw4gmunera.
Gli mw5aelmi, insieme alle armature, servivano a mascherare i tratti distintivi dei lottatori, affinché tanto al mw5qpubblico quanto ai gladiatori stessi venissero celate le rispettive identità, il che facilitava il confronto nell'arena nei duelli mortali contro delle persone con le quali si viveva e ci si allenava tutti i giorni. Malgrado ciò, al reziario non era consentito portare alcuna protezione alla testa, e combatteva con il viso completamente scopertocite-ref-30[30].
Il reziario doveva compensare la sua scarsa protezione con la velocità e l'agilità; mantenendosi a distanza dal suo avversario, adottava uno stile di combattimento apparentemente sfuggente finalizzato ad eluderne gli assalti, ma pronto a contrattaccare sfruttando ogni breccia che si aprisse nella sua guardia. L'impiego di tattiche tanto rinunciatarie appariva quasi oltraggioso agli occhi degli spettatori, che apprezzavano maggiormente lo scontro diretto tra i contendenticite-ref-namebaker5556-4-1[4].
La leggerezza dell'armatura e delle sue armi rappresentavano poi un ulteriore svantaggio. Di fatto, quanto più rimaneva scoperta ed indifesa la pelle di un gladiatore, tanto più basso era considerato il suo rango e tanto maggiore la percezione di effeminatezza da parte del pubblicocite-ref-namebraund-5-1[5]. Tutto ciò valeva maggiormente nel caso del reziario poiché la rete, piuttosto ingombrante, era di per sé considerata un simbolo muliebrecite-ref-31[31], il che lo collocava al livello più basso, reietto e meno virile di tutte le categorie gladiatoriecite-ref-namebraund-5-2[5] e finiva per alienargli ancor più il favore del pubblico. Durante gli spettacoli l'mw-aimperatore mw-qClaudio ordinava la sistematica mw-gcondanna a morte di tutti i reziari sconfitti in combattimento; il loro volto scoperto, privo di elmo protettivo, trasmetteva agli spettatori compiaciuti le loro espressioni di agonia:
(latino)
«
Quocumque gladiatorio munere, vel suo vel alieno, etiam forte prolapsos iugulari iubebat, maxime retiarios, ut exspirantium facies videret
»
(italiano)
«In ogni spettacolo gladiatorio, offerto da lui o da altri, ordinava di sgozzare coloro che fossero caduti, anche accidentalmente, soprattutto i reziari, così da osservarne i volti mentre spiravano»
(Svetonio, Vite dei Cesari, Libro V, Claudio, 34.1)
I retiarii tunicati
Esistono molti passaggi delle opere di mwaq0Giovenale, di mwaq4Seneca e di mwaq8Svetonio che raccontano dell'esistenza di reziari che lottavano indossando una mwaratunica, conosciuti come mwareretiarii tunicati, e che si ritiene costituissero un sottogruppo di lottatori di basso rango, persino più infimo di quello del reziario stessocite-ref-namecerutti-34-0[34].
Il poeta satirico Giovenale scrisse al riguardocite-ref-35[35]:
(latino)
«
Purior ergo tuis laribus meliorque lanista, in cuius numero longe migrare iubetur psyllus ab eupholio. Quid quod nec retia turpi iunguntur tunicae, nec cella ponit eadem munimenta umeri pulsatamque arma tridentem qui nudus pugnare solet?
»
(italiano)
«Più pura, dunque, e più sana della tua casa è quella del
lanista
, nella quale si comanda di tenere strettamente separati lo psillo dall'eupholio
. E che dire del fatto che lì né le reti si mescolano con la tunica infame né colui che suole combattere nudo ripone nello stesso stanzino lo spallaccio e il tridente, arma d'offesa?»
(Giovenale, Satira VI, Libro II, Ox7-Ox12)
Questo testo suggerisce che i reziari che indossavano una tunica e si allenavano sotto una stretta disciplina, con restrizioni specifichecite-ref-37[37], erano chiamati a svolgere una funzione diversa nei giochi gladiatorii. Senecacite-ref-38[38] menziona nella sua opera mwaskmwasoNaturales quaestiones l'esistenza di certi uomini effeminati che si allenavano nella scuola dei gladiatori e che potrebbero corrispondere a quei mwassretiarii tunicati di cui parla Giovenale:
(latino)
«
cotidie comminiscimur per quae virilitati fiat iniuria, ut traducatur, quia non potest exui: alius genitalia excidit, alius in obscenam ludi partem fugit et locatus ad mortem infame armaturae genus, in quo morbum suum exerceat, legit
»
(italiano)
«Ogni giorno escogitiamo qualcosa per fare torto alla nostra virilità, per degradarla, perché non si può liberarsene: uno si taglia i genitali, un altro si rifugia in un angolo immondo della scuola dei gladiatori e, affittato per morire, sceglie un tipo di armatura infamante, con cui sfogare i suoi desideri morbosi»
(Seneca, Naturales quaestiones, Libro VII, par. 31.3)
(latino)
«
Retiarii tunicati quinque numero gregatim dimicantes sine certamine ullo totidem secutoribus succubuerant; cum occidi iuberentur, unus resumpta fuscina omnes victores interemit; hanc ut crudelissimam caedem et deflevit edicto et eos, qui spectare sustinuissent, exsecratus est.
»
(italiano)
«Una volta un gruppo di cinque reziari tunicati affrontò un gruppo di cinque
secutor
, dai quali vennero sconfitti senza lottare; condannati a morte, uno di essi afferrò il suo tridente e uccise tutti i vincitori. Egli
deplorò in un
editto
questa carneficina tanto crudele, e maledisse coloro che erano stati capaci di assistervi»
(Svetonio, Vite dei Cesari, Libro IV, Caligola, 30.3)
Il destino del gruppo di reziari di cui parla Svetonio resta sconosciutocite-ref-namecerutti-34-2[34], però l'aneddoto riporta l'attenzione sul fatto che non si trattava di una competizione abituale, giacché i veri gladiatori non si arrendevano tanto facilmentecite-ref-41[41]. Piuttosto, è possibile che questi reziari tunicati abbiano rappresentato un qualche tipo di mwauuspettacolo comico inserito all'interno del programma dei combattimenti tra gladiatoricite-ref-namecerutti-34-3[34].
La seconda mwausmwauwSatira di Giovenale, nella quale il mwau0poeta fa una critica dellmwau4'mwau8immoralità che si percepiva nella società romana, presenta un discendente della famiglia dei mwavaGracchi che viene descritto come mwaveomosessuale e sposato (letteralmente Giovenale lo definisce "sposa", al femminile) a un suonatore di mwavicornocite-ref-42[42]:
(latino)
«
quid tamen expectant, Phrygio quos tempus eratiam more supervacuam cultris abrumpere carnem? quadringenta dedit Gracchus sestertia dotem cornicini, sive hic recto cantaverat aere; signatae tabulae, dictum feliciter, ingens cena sedet, gremio iacuit nova nupta mariti
»
(italiano)
«Cosa aspettano costoro che da tempo avrebbero dovuto, secondo l'uso
frigio
, recidersi col coltello quell'appendice superflua? A un suonatore di corno Gracco ha portato in
dote
quattrocentomila
sesterzi
; contratto firmato, che felicità!, una cena sontuosa, e la neosposa giace in grembo al marito»
(Giovenale, Satira II, Libro I, 115-120)
"Questo Gracco" appare più tardi nell'arenacite-ref-43[43]:
(latino)
«
Vicit et hoc monstrum tunicati fuscina Gracchi, lustravitque fuga mediam gladiator harenam et Capitolinis generosior et Marcellis et Catuli Paulique minoribus et Fabiis et omnibus ad podium spectantibus, his licet ipsum admoveas cuius tunc munere retia misit.
»
(italiano)
«Grande è lo stupore quando Gracco interpreta un gladiatore tunicato e armato di tridente, e fugge in mezzo all'arena; Gracco, lui, più nobile dei Capitolini e dei Marcelli, dei discendenti di Catulo e Paolo, dei meno autorevoli
Fabi
e di tutti gli spettatori in tribuna, ivi compreso il finanziatore dei giochi
a cui fu gettata la rete»
(Giovenale, Satira II, Libro I, 143-148)
Gracco finisce per apparire nell'ottava satira di Giovenalecite-ref-45[45] come il peggior esempio di nobile romano che si sia rovinato con le sue mani per le sue apparizioni in spettacoli pubblici e di mwawcintrattenimento popolarecite-ref-46[46]:
(latino)
«
Haec ultra quid erit nisi ludus? et illic dedecus urbis habes, nec murmillonis in armis nec clipeo Gracchum pugnantem aut falce supina; damnat enim talis habitus [sed damnat et odit, nec galea faciem abscondit]: movet ecce tridentem. postquam vibrata pendentia retia dextra nequiquam effudit, nudum ad spectacula voltum erigit et tota fugit agnoscendus harena. credamus tunicae, de faucibus aurea cum se porrigat et longo iactetur spira galero. ergo ignominiam graviorem pertulit omni volnere cum Graccho iussus pugnare secutor.
»
(italiano)
«E più in basso cosa c'è se non il
Circo
? In quel luogo si compie l'ignominia di Roma, Gracco che combatte senza corazza,
sica supina
, né lo scudo dei mirmilloni; giacché condanna una simile foggia [la condanna e la odia, e l'elmo non nasconde la faccia]: eccolo scuotere il tridente, dopoché ha inutilmente scagliato la rete pendente brandita nella mano, solleva il volto scoperto verso gli spettatori e fugge ben riconoscibile lungo tutta l'arena. Crediamo alla tunica, dalla scollatura spunta una treccia dorata che ondeggia sotto l'alto galero. Disonore più penoso di qualunque ferita l'ha subito però il
secutor
costretto a combattere con Gracco.»
(Giovenale, Satira VIII, Libro III, 199-210)
Il passaggio è stato molto dibattuto dai critici, però sembra evidente che Gracco inizia la mwaxylotta come un reziario tradizionale indossando il solo mwaxcsubligaculum e che, quando il combattimento volge a suo sfavore, indossa quella mwaxgtunica che gli consente di reclamare la clemenza spettante ad un mwaxkretiario tunicatocite-ref-47[47]. Il cambio di abbigliamento sembra trasformare un combattimento serio in uno mwax4comico e anche la mwax8parrucca (la mwayaspira)cite-ref-48[48] concorre ad accentuare le fattezze femminili di Gracco, disonorando il suo avversario costretto a partecipare a una farsacite-ref-namecerrich-49-0[49]. È piuttosto inusuale trovare un gladiatore così descritto in una mwayksatira, visto che questi lottatori sono soliti assumere il ruolo di "uomini brutali, mascolini e di successo con le donne sia delle classi alte che basse (sebbene soprattutto fra queste ultime, poco istruite e non troppo intelligenti)"cite-ref-namecerrich-49-1[49]. Al contrario, il reziario tunicato della satira rappresenta una figura canzonatoria del gladiatore, dalla mway4sessualità equivoca, generalmente vestito in costumi di qualunque foggia, ma più abitualmente da donna, e opposto ad un mway8secutor o a un mirmillone in una mwazaparodia del combattimento gladiatoriocite-ref-namecerrich-49-2[49].
La popolarità e il successo
D'altra parte, malgrado il loro rango inferiore, i reziari divennero sempre più popolari durante il periodo del mwazcPrincipatocite-ref-50[50]. Il fatto che gli spettatori ne potessero osservare i volti scoperti finì per umanizzarli ed accrescerne così la popolaritàcite-ref-namezoll119-6-1[6], tanto che nella mwaaacultura popolare contemporanea l'immagine più frequentemente associata agli antichi gladiatori è proprio quella del reziario, la classe gladiatoria più famosacite-ref-nameconn-7-1[7], che rimase un'attrazione abituale dei giochi fino alla loro scomparsacite-ref-namejunk51-2-2[2].
Esistono testimonianze che il reziario potesse arrivare ad essere un combattente di successo. In una mwaaolapide rinvenuta a mwaasNemausus, l'odierna mwaawNîmes, nella mwaa0Gallia Narbonense, si leggecite-ref-namefutr152-8-1[8]:
(latino)
«
Ret(iarius) /L(ucius) Pompeius / (coronarum) VIIII n(atione) Vianne(n)s/sis(!) an(norum) XXV / Optata coniunx / d(e) s(uo) d(edit)
»
(italiano)
«Per il reziario Lucio Pompeo, vincitore di nove
corone
, nato a
Vienna
, di venticinque anni. Sua moglie pagò questa lapide col suo denaro per il suo amato»
(CIL XII, 03327)
Tuttavia, è anche certo che normalmente i gladiatori erano soliti ingigantire i propri successi, ed in tale senso un mwabqgraffito di mwabuPompei mostra un reziario chiamato mwabyAntigonus che si vanta di aver vinto l'incredibile cifra di 2.112 combattimenti, e che affronta un certo mwabcSuperbus che ne aveva vinto uno soltantocite-ref-51[51].
I gladiatori esercitavano sulle donne, anche di mwab0classi sociali elevate, una forte attrazione sessualecite-ref-52[52] e ciò valeva anche per i reziari. Tra le rovine di Pompei sono venuti alla luce parti di graffiti nei quali si fa riferimento ad un reziario chiamato mwaciCrescens (o mwacmCresces)cite-ref-namevaro53-9-1[9]:
(latino)
«
Tr(aex) / Celadus reti(arius) / Cresces / puparru(s) Domnus
»
(italiano)
«Il trace
Celadus
, il reziario
Cresces
, il signore delle ragazze»
(CIL IV, 04356)
e ancora:
(latino)
«
Cresce(n)s retia(rius) / puparum nocturnarum mat[3]ar[3] aliarum / ser atinus medicus
»
(italiano)
«Il reziario
Cresce(n)s
, il dottore delle ragazze della notte, della mattina e di tutto il resto
»
(CIL IV, 04353)
Ma la grazia e la leggerezza del reziario, combinate con un corpo sostanzialmente nudo ed il volto scoperto, suggerivano una figura particolarmente lascivacite-ref-54[54]. Molti reziari potrebbero aver ostentato la propria scioltezza e la propria leggiadria nell'arena, apprezzate ed approvate da una parte del mwadqpubblicocite-ref-nameedm120-55-0[55]. Gli stessi nomi assunti da questi gladiatori sembravano confermarne l'effeminatezza: da mwadkThelonicus (dal greco mwadoθηλύνη, appunto effeminato), a mwadsXustos (dal greco mwadwξυστός, glabro o imberbe, aggettivi che evocano levigatezza della pelle e mancanza di peli, attribuite ai giovinetti effeminati) a mwad0Draukos (dal latino mwad4draucus, ovvero l'oggetto passivo, e quindi tutt'altro che virile, del desiderio sessuale)cite-ref-nameedm120-55-1[55].
Nell'arte romana i reziari appaiono con la stessa frequenza di altri tipi di gladiatoricite-ref-namegrant2-33-1[33]. Un mwaegmosaico rinvenuto nel 2007 nelle mwaekTerme della mwaeoVilla dei Quintili mostra un reziario chiamato mwaesMontanuscite-ref-56[56]; il fatto stesso che appaia il suo nome dimostra che era un gladiatore famoso. Il mosaico risale circa all'anno 130, quando la famiglia Quintili fece costruire questa mwafaresidenza di campagnacite-ref-57[57].
Armi e armatura
Il reziario è la categoria gladiatoria (mwafcarmaturaecite-ref-58[58]) più facilmente identificabile dal suo armamento: un parabraccio (mwafwmwaf0lorica manica), uno scudo posto a protezione della spalla (mwaf4mwaf8galerus), una rete di forma circolare munita di pesi per avvolgere l'avversario (mwagaretis), un tridente (mwagemwagifuscina) ed un pugnale a lama larga (mwagmmwagqpugio)cite-ref-meijer-7374-59-0[59]. Tecnicamente si poteva perfino dire che il reziario non fosse un gladiatore nel senso letterale della parola, visto che non lottava con quella spada (il mwagkmwagogladius) che dà il nome al gladiatorecite-ref-60[60].
Le sue armi e la sua armatura potevano essere mwahadecorate. Esistono testimonianze mwahearcheologiche di questo fatto, come un pugnale decorato esposto al mwahiMuseo archeologico nazionale di Napolicite-ref-namewisdom-61-0[61]. Altri reperti sono stati rinvenuti nel mwahcsito archeologico di Pompei. Durante gli scavi tra le baracche dei gladiatori gli archeologi hanno riportato alla luce tre mwahggaleri recanti delle mwahkiscrizioni. Su uno sono riportate le immagini di un'ancora, di un timone, di un granchio e di un delfino in movimento attorno ad un tridentecite-ref-62[62]; un altro raffigura un disegno di mwah4Cupido e la testa di mwah8Ercole e nel terzo c'è il disegno di un'arma e l'iscrizione mwaiaRET/SECUND, ovvero mwaie Reziario di secondo gradocite-ref-63[63]. Le loro dimensioni variano tra 30 e 35mwaiy cm sia in lunghezza che in larghezza, mentre il loro peso è compreso tra 1,1 e 1,2mwaic kg.
Le armi
Sebbene la rete (lat. mwajeretis, pl. mwajiretia, termine da cui deriva il suo nome latino mwajmretiarius) fosse l'mwajqarma più classica di questo tipo di gladiatorecite-ref-meijer-74-3-3[3], non esistono molte rappresentazioni di questo tipo di armacite-ref-namejunk59-29-1[29]. È possibile che il combattimento con l'impiego della rete si sia sviluppato in qualche momento dell'antichitàcite-ref-namegrant-64-0[64], però esperimenti recenti ed i paragoni con le reti odierne, progettate per mwakepescare, possono suggerirci solamente alcuni spunti su come si fabbricasse una rete per questi gladiatori. I dati risultanti fanno supporre che questa rete si intessesse in forma circolare, con una maglia di tre metri di diametro e con dei pesi di mwakipiombo disposti lungo tutto il bordocite-ref-namejunk59-29-2[29]. Una corda correva lungo tutto il perimetro della maglia, le estremità della quale venivano legate ai polsi del gladiatorecite-ref-65[65]. Trattandosi di un'arma che veniva lanciata, la rete prendeva talvolta il nome di mwaksiaculumcite-ref-namejunk59-29-3[29]cite-ref-66[66].
La seconda e più potente arma utilizzata dal reziario era un tridentecite-ref-meijer-74-3-4[3] di mwalkferro o di mwalobronzo chiamato mwalsmwalwfuscina, mwal0fascinacite-ref-67[67] o anche, in alcuni casi, mwamitridens e la cui altezza era equivalente a quella di un uomocite-ref-auguet57-68-0[68]. Un cranio rinvenuto in un mwamccimitero di gladiatori a mwamgEfeso (in mwamkTurchia) mostrava fori d'entrata causati da un attacco con tridente. Le ferite distavano 5mwamo cm una dall'altra e corrispondono ad un mwamsreperto di un tridente di bronzo rinvenuto nel porto di Efeso nel 1989, i cui rebbi erano lunghi 21,6mwamw cmcite-ref-namefoll-69-0[69].
L'ultima risorsa del reziario, nel caso che oltre alla rete gli fosse venuto a mancare anche il tridente, era un mwan0pugnalecite-ref-meijer-74-3-5[3], il mwaoipugio, dalla lama larga e piatta; di esso, in genere, si avvaleva il reziario quando la vicinanza dell'avversario imponeva, al termine della lotta, il mwaomcombattimento corpo a corpo, come appare nel mwaoqmosaico del gladiatore o in mwaouquello di Zliten.
L'armatura
Il reziario portava un'mwaogarmatura minima e, al contrario di altri tipi di gladiatori, non portava né l'mwaokelmo, né lo mwaooscudo e neppure gli mwaosschiniericite-ref-meijer-7374-59-1[59]. Indossava una mwapamwapemanica sul braccio sinistro anziché sul destrocite-ref-meijer-74-3-6[3], e questo gli consentiva un movimento più fluido quando doveva lanciare la rete con la mano destracite-ref-70[70].
Unita all'estremità superiore della mwaqimanica indossava una protezione di mwaqmbronzo o di mwaqqcuoio che gli copriva la spalla e che veniva detta mwaqugalerus (o mwaqyspongia)cite-ref-paolucci35-15-1[15]cite-ref-namejunk59-29-4[29]. Questa protezione si estendeva parzialmente al di sotto della spalla mentre in alto era ricurva verso l'esterno, lasciando così libertà di movimento alla testa del gladiatore. Il mwaq8galerus proteggeva la testa, la faccia e la parte superiore del braccio, sempre che il reziario avesse l'accortezza di mantenere il lato sinistro di fronte al proprio avversariocite-ref-namejunk59-29-5[29]. La sua conformazione permetteva al lottatore di tenervi riparata dietro la testa, e la sua curvatura facilitava la deviazione verso il basso dei colpi che l'avversario portava dall'altocite-ref-namezoll-71-0[71].
Molti anni dopo, nell'mwarkImpero romano d'oriente, alcuni reziari indossarono, in luogo del mwarogalerus, la mwarsmwarwlorica hamata, una maglia che copriva le spalle e la parte superiore del torsocite-ref-namejunk59-29-6[29]. Nell'mwaseImpero romano d'occidente, invece, lo stile della dotazione del reziario rimase abbastanza inalteratocite-ref-namegrant-64-1[64].
Il resto della sua dotazione
In aggiunta all'equipaggiamento descritto, il reziario indossava un indumento di lino (il mwasgmwasksubligaculum), che lo copriva dalla cintola fino alla coscia, una sorta di mwasoperizoma fissato alla vita mediante un ampio cinturonecite-ref-meijer-74-3-7[3] (il mwas8mwatabalteus) e un gambale o, come dimostrano alcune immagini, una mwatetunica corta, leggermente imbottita, che lasciava scoperta la spalla destracite-ref-namejunk59-29-7[29]. Alcune varianti del suo mwatyabbigliamento includevano delle protezioni per le gambe e per le cavigliecite-ref-namegrant-64-2[64], una fascia per i capelli e qualche segno distintivocite-ref-namewisdom62-72-0[72]. Il reziario lottava generalmente scalzo. Nel suo complesso, la sua armatura pesava tra i 7 e gli 8mwat8 kg, e questo lo rendeva il più leggero di tutti i tipi di gladiatoricite-ref-namejunk60-73-0[73].
Lo stile di lotta
Il reziario si vedeva tradizionalmente opposto al mwau8mwavasecutorcite-ref-meijer-74-3-8[3] o, più raramente, al mwavumirmillonecite-ref-namejunk59-29-8[29]cite-ref-75[75] o allo mwav4mwav8scissor. Malgrado la notevole differenza tra il reziario seminudo e il suo avversario, pesantemente armato, le moderne ricostruzioni storiche dimostrano che il reziario non si trovasse svantaggiato di fronte al nemicocite-ref-namejunk59-29-9[29]cite-ref-namebaker186-76-0[76]. La sua mancanza di un'armatura pesante presupponeva che fosse capace di mettere a frutto la propria velocità e la propria abilità nello schivare gli attacchicite-ref-77[77]. Per di più, disponeva anche di tre diverse armi di offesa, mentre il suo avversario generalmente poteva avvalersi di un'arma solacite-ref-auguet72-78-0[78].
Il reziario doveva evitare a tutti i costi il confronto ravvicinato, mantenendosi a distanza dal mwaxesecutor e aspettando una breccia nella sua guardia per trafiggerlo col suo tridente o per lanciare la retecite-ref-namejunk61-11-1[11]cite-ref-namejunk60-73-1[73]. Il termine mwaxosecutor significa 'inseguitore', poiché questo tipo di mwaxsgladiatore incalzava costantemente il reziario per chiudere la distanza ed impedirgli l'uso del mwaxwtridente o della rete. Era anche conosciuto come contrareziario (lat. mwax0mwax4contraretiarius), nel senso che costituiva la classe gladiatoria che solitamente si contrapponeva al reziariocite-ref-namejunk61-11-2[11]cite-ref-namegrant-64-3[64].
La strategia del mwaygsecutor era di rimanere dietro la protezione che gli offriva lo mwaykscudo e di obbligare l'avversario al combattimento corpo a corpo, così da poterlo attaccare con la sua mwayospada cortacite-ref-namejunk61-11-3[11]. Nei combattimenti ravvicinati il reziario disponeva soltanto di un paraspalla (il mway8galerus), la cui forma gli garantiva protezione, purché avesse mantenuto la testa abbassata dietro questo scudo per ripararvisicite-ref-namezoll-71-1[71], mentre il mwazqsecutor indossava un elmo che se da un lato lo proteggeva dagli attacchi, ne limitava dall'altro in buona misura la visuale e la mwazupercezione uditivacite-ref-namejunk61-11-4[11], rendendone anche difficoltosa la mwazorespirazione.
Le armi del mwazwsecutor arrivavano a pesare tra i 15 e i 18mwaz0 kg.cite-ref-namejunk51-2-3[2], il che costituiva un notevole svantaggio per questo gladiatore, dato che una lotta prolungata lo avrebbe sfavorito in quanto si sarebbe progressivamente sfinito a causa dello sforzocite-ref-79[79]. Per questo motivo una delle tattiche del reziario era di portare continui colpi di disturbo sullo scudo del mwa0ysecutor (la parte più pesante del suo armamento), sfiancandolo sempre più ad ogni attacco fino a che il suo avversario, esausto, finiva per disfarsenecite-ref-namejunk51-2-4[2]cite-ref-80[80].
D'altro canto la rete del reziario si poteva ritenere un'arma piuttosto efficace in mano ad abili combattenti. Il primo obiettivo del reziario quando utilizzava quest'arma era di catturare il nemico e, in questo senso, un mwa1avaso rinvenuto a Rheinzabern, una cittadina tedesca della mwa1eRenania-Palatinato, conservato nel locale mwa1iMuseocite-ref-81[81], fornisce una dimostrazione della tecnica di lancio: il reziario manteneva la rete ripiegata nella mano destra e la scagliava improvvisamente e furtivamente contro l'avversario.
Il reziario manteneva il tridente ed il mwa1gpugio nella mano sinistra con l'accortezza di tenere le punte del tridente rivolte verso il basso, per evitare che rimanessero impigliate nella retecite-ref-82[82]. Se il lancio mancava l'obiettivo, il reziario usava la mwa10corda che teneva attaccata al polso per recuperare la retecite-ref-namegrant-64-4[64]cite-ref-namewisdom62-72-1[72], mentre se aveva avuto successo la tirava per chiudere la rete sopra al suo avversario cercando d'immobilizzarlo o di fargli perdere l'mwa2yequilibriocite-ref-auguet57-68-1[68].
Un lancio efficace della rete poteva far sì che la battaglia si decidesse repentinamente in favore del reziariocite-ref-auguet72-78-1[78], sebbene non andasse sempre così. Ad es., nella parte inferiore di un mwa3ymosaico conservato nel mwa3cMuseo archeologico nazionale di Spagna, a mwa3gMadrid, è raffigurato il reziario chiamato mwa3kKalendio mentre cattura il secutor mwa3oAstyanax con la sua rete. Tuttavia, nell'immagine superiore, al termine del combattimento, lo stesso mwa3sKalendio appare ferito e steso al suolo, nell'atto di sollevare il mwa3wpugio in segno di resa. L'iscrizione riferita a mwa30Kalendio riporta accanto al nome l'inconfondibile simbolo mwa34mwa38Ø, iniziale della parola greca θανώς (morto), che indica la morte del gladiatore al termine del combattimentocite-ref-nameaugenti-14-1[14].
La rete poteva peraltro essere utilizzata anche per altri scopi, come disarmare l'avversariocite-ref-namebraund-5-3[5] o strappargli lo scudo di mano, ponendolo così in una situazione di considerevole svantaggiocite-ref-auguet72-78-2[78]. Altri accorgimenti del reziario potevano consistere nell'utilizzare la rete come una mwa40frusta per attaccare gli occhi del mwa44secutor, limitandone o inibendone la percezione visiva, o nel lanciargliela tra le gambe per farlo inciampare e caderecite-ref-83[83]cite-ref-84[84]. Quando falliva con la rete, il reziario era di solito costretto ad abbandonarla per cercare di utilizzare le altre armi, anche se a volte poteva cercare di raccoglierla per tentare una seconda volta. Naturalmente il mwa5csecutor era quasi sempre preparato alle tattiche del reziario nell'uso della rete; egli tentava di intercettarne il lancio afferrandosi all'armacite-ref-namejunk60-73-2[73], cercando a sua volta di fargli perdere l'equilibrio tirandola. Prima che ciò accadesse il reziario poteva liberarsene tagliando col mwa5wpugnale la corda che l'assicurava al suo polsocite-ref-namewisdom-61-1[61], sebbene ciò implicasse la probabile perdita della rete viste le ridottissime possibilità di recuperarlacite-ref-namezoll-71-2[71]cite-ref-namebaker186-76-1[76].
Sono state formulate varie ipotesi riguardo alla frequenza con la quale il reziario utilizzava la sua rete. Le mwa6oimmagini oggi esistenti riguardanti questo tipo di gladiatore lo mostrano raramente mentre la utilizzacite-ref-nameaug74-85-0[85], sebbene sia da essa che prende il suo nome, mentre quando Giovenale nelle sue satire si riferisce a questo gladiatore lo identifica come il combattente della retecite-ref-nameaug74-85-1[85]. È anche possibile che la difformità tra una mwa7mfonte e l'altra dipenda da una qualche "licenza artistica” dei mwa7qpittori e degli mwa7uscultori che hanno realizzato le immagini giunte fino ai giorni nostri. È certo che altri gladiatori sono stati rappresentati in taluni frangenti privi delle loro armi, sebbene dalla loro mwa7ypostura si possa supporre che in qualche momento della lotta le tenessero in manocite-ref-nameaug74-85-2[85]. Va anche considerato che la rete è un'arma piuttosto difficile da rappresentare; è possibile che la sua assenza nelle mwa7sraffigurazioni dei reziari volesse semplicemente suggerire che il gladiatore avesse già perso l'arma durante il confrontocite-ref-nameaug74-85-3[85]. Un'altra possibilità è che, banalmente, alcuni reziari non utilizzassero la retecite-ref-nameaug74-85-4[85].
Probabilmente, nella maggior parte degli scontri, il reziario concludeva il combattimento disponendo unicamente del tridente e del pugnalecite-ref-namejunk60-73-3[73], trovandosi così in una situazione svantaggiosa di fronte al mwa88mwa9asecutorcite-ref-namezoll-71-3[71]. In questi casi, il tridente era la sua arma principalecite-ref-namejunk60-73-4[73] poiché la sua lunghezza gli permetteva di mantenere a distanza il suo rivalecite-ref-86[86]. Si trattava di un'arma potente, capace di infliggere danni in qualunque parte del corpo che non fosse adeguatamente protetta. Il reziario afferrava l'arma con entrambe le mani, tenendo quella sinistra più prossima alle punte, mentre con la destra impugnava l'estremità del manicocite-ref-auguet57-68-2[68]. In tal modo poteva attaccare il mwa-esecutor sferrando con violenza i colpi verso il basso, direttamente alle gambe prive di protezione, o contro il suo elmo, cercando di attraversarne una delle fessure ocularicite-ref-auguet57-68-3[68]. In effetti, utilizzato con ambedue le mani, il tridente può infliggere colpi molto violenti al nemicocite-ref-auguet57-68-4[68]cite-ref-namejunk60-73-5[73].
Il tridente, di per sé, non era abbastanza resistente da trapassare il mwa-8metallocite-ref-namejunk60-73-6[73], sebbene ad Efeso, in Turchia, sia venuto alla luce un teschio, risalente al mwa-qIII-mwa-uIV secolo, che mostra come una ferita prodotta con un tridente nella testa scoperta di un rivale potesse risultare fatalecite-ref-87[87]. L'elmo del mwa-osecutor era arrotondato e privo di sporgenze per evitare di rimanere impigliato nella rete o agganciato dalle punte del mwa-stridentecite-ref-namejunk61-11-5[11], ma se veniva attaccato questo combattente era obbligato a proteggersi dai colpi diretti riparandosi dietro lo mwbaascudo, il che ne riduceva il campo visivo, permettendo al reziario di ritornare in vantaggio grazie alla sua velocitàcite-ref-namejunk60-73-7[73]. Se il mwbausecutor attaccava con la sua mwbayspada, il reziario ribatteva il colpo parandolo con le punte del suo tridente e cercando di disarmare l'avversariocite-ref-namejunk60-73-8[73]. Da parte sua, il gladiatore più pesante tentava di bloccare il tridente col suo scudo, cercando di costringere il reziario a perderlo in uno degli assalticite-ref-auguet57-68-5[68].
In un mwbbarilievo giuntoci da Tomiscite-ref-88[88], mwbbusito archeologico nelle vicinanze dell'odierna mwbbyCostanza, in Romania (mwbbcImpero Romano d'Oriente), è rappresentato lo scontro tra un reziario ed uno mwbbgmwbbkscissor, un gladiatore molto simile al mwbbosecutor che indossava, in luogo dello scudo, un braccio falso di forma mwbbstubolare o a mwbbwtronco di cono. Questo armamento si innestava sopra il braccio sinistro e terminava con una mwbb0lama affilata a forma di mwbb4mezzaluna, che presumibilmente veniva usata per agganciare il tridente o per tagliare la rete e togliersela poi di dosso. È probabile che gli mwbb8scissores che riuscivano a disarmare i reziari loro rivali avrebbero poi fatto cadere a terra questo armamento (come mostratocite-ref-89[89] nel rilievo di Tomis) e avrebbero continuato la lotta con la sola spadacite-ref-90[90]cite-ref-91[91].
Il reziario manteneva il pugnale nella sua mano sinistracite-ref-namejunk60-73-9[73]. Questo gladiatore poteva utilizzarlo per liberarsi della rete se fosse stato necessario disfarsene (sia perché l'aveva afferrata il mwbd8secutor, sia perché si era agganciata nel suo tridente)cite-ref-93[93]. Poteva anche lottare tenendo il tridente in una mano e il pugnale nell'altra, ma questo avrebbe annullato il presunto vantaggio di disporre di un'arma più lunga per proteggersi di fronte al nemicocite-ref-nameauguet58-94-0[94].
Il pugnale fungeva anche da ultima risorsa nel caso che il reziario avesse perso tanto la rete quanto il tridentecite-ref-auguet72-78-3[78]. In tal caso e solo avvalendosi dell'elemento sorpresa che gli avrebbe potuto permettere di far cadere il mwbe0secutor al suolocite-ref-namejunk60-73-10[73], poteva sferrare il suo attacco col pugnale, riuscendo così a trasformare la lotta in un vero combattimento corpo a corpo, probabilmente con i pugnalicite-ref-nameauguet58-94-1[94]. Se, al termine del combattimento, il reziario riceveva l'ordine di uccidere il suo rivale, utilizzava il suo pugnale per trafiggerlo o per tagliargli la golacite-ref-namewisdom-61-2[61].
In alcuni combattimenti, il reziario affrontava contemporaneamente due mwbfssecutores. In quel caso si andava a collocare su un ponte o su una piattaforma provvista di scale e disponeva di un mucchio di pietre di medie dimensioni che poteva scagliare contro i suoi avversari per mantenerli a distanza. In questa variante del combattimento il reziario prendeva il nome di mwbfwmwbf0pontariuscite-ref-95[95]. È possibile che questa piattaforma (chiamata mwbgipons, lat. ponte), venisse costruita sull'acquacite-ref-96[96]. Questo tipo di situazioni erano rare, e si trattava di una delle poche eccezioni al tipico combattimento, il confronto tra due gladiatori, che poteva anche aver luogo contemporaneamente a quello di altre coppie (mwbgcgladiatorum paria)cite-ref-97[97].
Filmografia
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• mwbhimwbhmIl gladiatore
• mwbhumwbhySpartaco - Il gladiatore
• mwbhgmwbhkSpartacus
• mwbhsmwbhwUrsus gladiatore ribelle
Note
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cite-note-101. Nell'epigrafe (mwbommwboqCILmwbou mwboyVI, 33980) si legge: «XI Pantheriscum XII Hilaru[m 3]» (sezione mwbocepigrafica delle mwbogTerme di Diocleziano, mwbokMuseo nazionale romano).
cite-note-namejunk61-1111. ↑ mwbpcmwbpgJunkelmann,mwbpk p. 61.
cite-note-132. Nell'epigrafe (mwbqmmwbqqAEmwbqu mwbqy1953, 00071) si legge: «[...]us Sc(h)olasticus Damascenus».
cite-note-nameaugenti-1414. mwbqwmwbq0Augenti,mwbq4 p. 137.
cite-note-1717. ↑ mwbsamwbseEdmondson e Keith,mwbsi p. 116.
cite-note-2020. ↑ Queste contrapposizioni divennero popolari durante il mwbtiperiodo imperiale (mwbtmmwbtqJunkelmann,mwbtu p. 61).
cite-note-2121. ↑ Stante la rilevante differenza tra i loro armamenti e la loro mobilità, è proprio nel confronto tra reziario e mwbtksecutor che si giunse ad estremizzare l'usanza di far affrontare gladiatori dalle caratteristiche tanto differenti.
cite-note-2828. ↑ mwbweIsidoro di Siviglia, mwbwimwbwmEtymologiarum Sive Originum, mwbwqLiber XVIII, LIV.
cite-note-namejunk59-2929. ↑ mwbxomwbxsJunkelmann,mwbxw p. 59.
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cite-note-3535. ↑ mwbay(mwbacmwbagLAmwbak) Giovenale, Libro II, mwbaomwbasmwbawSatira VI (Contro le donne), esametro Ox7 e segg., su mwba0thelatinlibrary.com, mwba4The Latin Library. mwba8URL consultato il 03-05-2009.
cite-note-363. Tali termini descrivono un novizio ed un atleta già esperto. Secondo mwbbmmwbbqBraund,mwbbu p. 265 lo psillo (mwbbypsilus) indica un gladiatore dall'armatura leggera, contrapposto a quello ben equipaggiato e, suggerisce, sessualmente dotato.
cite-note-3737. ↑ mwbbomwbbsCerutti e Richardson,mwbbw pp. 590-591.
cite-note-404. Svetonio si riferisce a mwbcwCaligola, il protagonista del libro IV delle mwbc0Vite dei Cesari.
cite-note-4141. ↑ mwbdemwbdiCerutti e Richardson,mwbdm p. 594.
cite-note-4242. ↑ mwbdcmwbdgCerutti e Richardson,mwbdk p. 591.
cite-note-4343. ↑ mwbd0(mwbd4mwbd8LAmwbea) Giovenale, Libro I, mwbeemwbeimwbemSatira II (Contro i depravati), esametro 143 e segg., su mwbeqthelatinlibrary.com. mwbeuURL consultato il 03-05-2009.
cite-note-445. S'intende l'mwbekeditor (o mwbeomunerarius), un personaggio facoltoso che in particolari circostanze offriva al popolo pubblici spettacoli (mwbesmunera) a proprie spese.
cite-note-4545. ↑ mwbe8(mwbfamwbfeLAmwbfi) Giovenale, Libro III, mwbfmmwbfqmwbfuSatira VIII (Contro i nobili), esametro 199 e segg., su mwbfythelatinlibrary.com. mwbfcURL consultato il 03-05-2009.
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cite-note-4747. ↑ mwbgemwbgiCerutti e Richardson,mwbgm pp. 592-593.
cite-note-4848. ↑ Sebbene Evans e Baker traducano il termine rispettivamente come mwbgccopricapo appuntito e mwbggbizzarro ed ingombrante parabraccio.
cite-note-namecerrich-4949. ↑ mwbhamwbheCerutti e Richardson,mwbhi p. 593.
cite-note-5252. ↑ Giovenale, nella Satira VI, esametri 82-112, narra della passione di Eppia, moglie di un senatore, che abbandona tutto e fugge ad Alessandria con mwbiiSergiolus (Sergetto), un gladiatore di aspetto dimesso e dal volto sfregiato.
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cite-note-747. Nell'epigrafe (mwbvqmwbvuCILmwbvy mwbvcVI, 10207) si legge IMPROBUM, ossia "disonesto".
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cite-note-928. Sopra la testa il simbolo di morte mwb4yØ, che mwb4cMarziale menziona come mwb4gtheta mortiferum (mwb4k(mwb4omwb4sLA) mwb4wmwb40Epigrammi, VII, 37,2, su mwb44thelatinlibrary.com. mwb48URL consultato il 25-03-2009.) e che mwb5aPersio menziona come mwb5etheta nigrum(mwb5i(mwb5mmwb5qLA) mwb5umwb5ySatire, IV, 13, su mwb5cthelatinlibrary.com. mwb5gURL consultato il 17-05-2009.)
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Bibliografia
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• citerefcidgiolibii(LA) Decimo Giunio Giovenale, Satire, Libro II, Satira VI (Contro le donne).
• citerefcidgiolibiii(LA) Decimo Giunio Giovenale, Satire, Libro III, Satira VIII (Contro i nobili).
• citerefcidisidoro(LA) Isidoro di Siviglia, Etymologiae, Libro XVIII.
• citerefcidmarziale(LA) Marco Valerio Marziale, Epigrammi, Libro VII.
• citerefcidpersio(LA) Aulo Persio Flacco, Satire, Satira IV (Conosci e correggi te stesso prima degli altri).
• citerefcidseneca(LA) Seneca il Giovane, Naturales Quaestiones, Libro VII, (Le Comete).
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Fonti secondarie
In italiano
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Collegamenti esterni
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